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日志


9月15日

"Perchè la vita non muore"...Oriana Fallaci

 

 

Le fa paura la morte?

 

...La paura della morte. Io no, non ce l’ho. La conosco troppo bene. La conosco fin da bambina, quando correvo sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale e scavalcavo i corpi della gente che non aveva corso abbastanza. La conosco perché l’ho frequentata molto, ahimè. In troppi luoghi e in troppe maniere. Al Messico, per esempio mi trovai dentro la strage di Plaza Tlatelolco, e bucata dalle pallottole finii tra i cadaveri della morgue. In Vietnam, in Cambogia, in Bangladesh, in Giordania, in Libano, quando facevo il corrispondente di guerra o mi trovavo sempre in qualche combattimento o in altre situazioni terrorizzanti….Voglio dire: a forza di frequentarla, guardarla in faccia, sentirmela attorno e addosso, con lei ho maturato una strana dimestichezza. Così l’idea di morire non mi fa paura.

 

Sul serio?

 

Sul serio. Non dico bugie. Sono troppo orgogliosa per dire bugie…Glielo confesso con serenità: al posto della paura io sento una specie di malinconia, una specie di dispiacere che offusca perfino il mio senso dell’umorismo. Mi dispiace morire, sì. E non dimentico mai ciò che Anna Magnani mi disse tanti anni fa. “Oriana mia! Non è giusto morire, visto che siamo nati!”.

Non dimentico nemmeno che quella ingiustizia è toccata a miliardi e miliardi di esseri umani prima che a me, che toccherà a miliardi e miliardi di esseri umani dopo di me. Però mi dispiace lo stesso. Amo troppo la Vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto difficile, molto faticoso. A volte doloroso. E con la stessa passione odio la Morte. La odio più d’una persona da odiare, e verso chi ne ha il culto provo un profondo disprezzo….Il fatto è che pur conoscendola bene, la Morte io non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della Vita e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita.

 

Oriana Fallaci

Da qualche parte in Toscana,

luglio 2004

 

 

 

Testo tratto dal libro “Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci”

 


 

Sono giorni che penso a questo intervento, che penso a come ricordare Oriana Fallaci a un anno dalla sua scomparsa. Gli affezionati del mio blog sanno che spesso ho citato Oriana nei miei post e questo non solo perché era ed è la mia scrittrice preferita, ma perché credo che sia stata una delle figure fondamentali del panorama giornalistico e culturale del XX secolo. Francesco Rutelli, qualche giorno fa ha dichiarato “poche personalità della cultura, della letteratura, del giornalismo sono state globali come Oriana Fallaci” e io sono d’accordo con lui.

 

I suoi libri sono un esempio eccelso di come si fa il mestiere del giornalista. Sempre in prima linea, Oriana Fallaci ha vissuto tutte le tappe importanti del XX secolo, dalla II Guerra Mondiale, dove, pur essendo molto giovane, svolse un ruolo importante come partigiana, alla guerra del Vietnam, passando per il primo sbarco sulla luna, nel lontano ’69. E poi le rivolte studentesche, come quella di Città del Messico dove rischiò perfino la vita, i cortei per la rivendicazione dei diritti delle donne, arrivando fino agli anni più recenti, segnati dalla strage dell’11 settembre. E’ proprio da quel giorno di sei anni fa che inizia la sua battaglia contro il fondamentalismo islamico, battaglia che la porta sulle prime pagine dei giornali per i suoi libri d’attacco e di polemica contro una cultura occidentale che, dal suo punto di vista, non rispetta le proprie radici e si sta sempre più “arabizzando”.

 

Non voglio, in questo post, entrare nel merito di questa questione che tanto ha fatto discutere negli ultimi anni, ma voglio ricordare che Oriana Fallacci non è stata solo questo. Molte persone a me vicine l’hanno conosciuta solo attraverso i suoi ultimi libri. Chi è d’accordo con lei la osanna, chi non lo è la disprezza. Ma Oriana non è solo la scrittrice che, malata di cancro, scrive dal suo appartamento di Manhattan pagine e pagine contro i “i kamikaze e i tagliatori di teste” come li chiama lei. Oriana non è solo questo. E’ stata una grande giornalista e libri come “Un Uomo” o “Niente e così sia” lo dimostrano. Dai suoi testi si può imparare la storia, da una che la storia l’ha vissuta in prima persona, sulla propria pelle; da una che non ha mai avuto paura di andare contro corrente. Io la ammiro per questo, perché non ha avuto paura di dire la sua, sempre e comunque. Ha avuto sempre il coraggio di essere se stessa anche se questo le è costato tanto. E io credo che il suo sia l’esempio del Giornalismo con la g maiuscola. Un giornalismo non influenzato e rovinato dalla politica, un giornalismo né rosso né nero, un giornalismo coraggioso. Per me Oriana è stata un modello, e lo sarà sempre. Credo che non ci sarà più nessuno come lei, e ogni volta che leggo qualcosa di suo ne sono sempre più convinta.

 

Qualche anno fa Enrico Mentana ha realizzato un servizio su di lei, dove si racconta tutta la sua vita attraverso la sua stessa voce e i suoi libri. Conservo la cassetta con la registrazione e ogni tanto la riguardo, perché è fantastico sentire brani intensi come i suoi letti dalla scrittrice stessa, da quella voce ormai consunta dalla malattia, ma ancora forte e coraggiosa come un tempo. In questo video però ci sono tante cose che mi fanno arrabbiare, a partire dagli squallidi spettacolini organizzati da Dario Fo e consorte per inneggiare all’odio contro Oriana, per arrivare alle altrettanto squallide scenette di una Sabina Guzzanti che imitando la scrittrice prende in giro il suo male e la deride dicendo “Come potete sapere quanto sia difficile vivere in un appartamento al quinto piano di un grattacielo di Manhattan”. Io, alla signora Guzzanti, risponderei (e lo faccio ad alta voce ogni volta che rivedo il video) “Ma tu, che fai tanto l’intellettuale, la conosci la vita di Oriana? Sai tutto quello che ha fatto? A più di settant’anni, con un cancro, dopo tutto quello che ha fatto e ha dato al giornalismo italiano e non, avrà pure il sacrosanto diritto di starsene in un appartamento a New York, o no? Quindi stai zitta e togliti quel sorriso dalla faccia, che è meglio” (scusate lo sfogo…e sappiate che sono stata anche troppo carina!!!).

 

Comunque per farla breve, a un anno dalla morte della grande Oriana Fallaci la voglio ricordare con un altro dei suoi brani che ho amato, e voglio invitare tutti voi a leggere i suoi libri, a conoscerla. E per chi abbia letto i suoi libri, fatemi sapere cosa ne pensate. Anche se la odiate. Credo che non sia possibile essere indifferenti a Oriana, o la si ama o la si odia. E qui c’è spazio per i commenti di tutti.

 

 Per finire: a Milano, fino al 18 novembre è stata allestita una mostra in suo onore…io ci andrò sicuramente (anche se non so ancora con chi…chi si offre volontario???), non posso di certo perdere questa occasione.

 

FOTOSTORIA DI ORIANA FALLACI: clicca qui

 

 


 

Le avevo detto va bene, era corsa a prendere il pigiama e il suo libro dal titolo “La vita delle piante”, poi m’era venuta accanto nel letto: minuscola, indifesa, contenta. Fra qualche mese avrebbe compiuto i cinque anni. Tenendola stretta m’ero messa a leggerle il libro, d’un tratto m’aveva puntato gli occhi negli occhi e posto quella domanda.

“La vita, cos’è?”

Io coi bambini non sono brava. Non so adeguarmi al loro linguaggio, alla loro curiosità. Le avevo dato una risposta sciocca, lasciandola insoddisfatta.

“La vita è il tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore”

“E basta?”.

“Ma sì, Elisabetta. Basta”

“E la morte, cos’è?”

“La morte è quando di finisce e non ci siamo più.”

“Come quando viene l’inverno e un albero si secca?”

“Più o meno”

“Però un albero non finisce, no? Viene la primavera e allora lui rinasce, no?”

“Per gli uomini non è così, Elisabetta. Quando un uomo muore, è per sempre. E non rinasce più”.

 

 

(Saigon) Corsi alla finestra, il cielo all’orizzonte era rosso e riconobbi la guerra in cui avevo troppo presto imparato che non si rinasce più a primavera. E pensai che in quel momento, nel resto del mondo, la polemica infuriava sui trapianti del cuore: la gente, nel resto del mondo, si chiedeva se fosse lecito togliere il cuore a un malato cui restano dieci minuti di respiro per darlo a un altro malato cui restano dieci minuti di vita, qui invece nessuno si chiedeva se fosse lecito togliere l’intera esistenza a un intero popolo di creature giovani, sane, col cuore a posto. E l’ira mi avvolse penetrandomi sotto la pelle, bucandomi fino al cervello, e promisi di scrivere questo diario per te, Elisabetta. Tu che non sai perché rido così forte quando rido, e piango così fitto quando piango, e mi accontento di così poco quando mi accontento, ed esigo tanto quando esigo. Tu che non sai come la vita sia molto più del tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore, su questo pianeta dove gli uomini fanno miracoli per salvare un moribondo e le creature sane le ammazzano a cento, mille, un milione per volta.

 

Testo tratto dal libro “Niente e così sia”, diario di un anno in Vietnam, uno degli otto anni che Oriana consacrò a quella guerra.

 

 

 

  

Grazie Oriana!!!

9月11日

...per non dimenticare...

 
Nel sesto anniversario della strage dell'11 settembre posto un video che ricorda quel terribile giorno. Il brano, "God Bless America", è una vecchia canzone che veniva cantata anche durante il Vietnam, una sorta di secondo inno. E cantata dalla meravigliosa voce di Celine Dion credo meriti di essere ascoltata.  
 
Il ricordo di quella giornata resterà indelebile in me...ricordo quello che stavo facendo prima di ricevere la notizia. Pensate che i televisori erano tutti spenti a casa mia, e sono stata avvisata da una mia amica finlandese via sms. All'inizio sembrava un incidente, poi purtroppo la realtà si è rivelata ben differente.
 
Con questo mio intervento voglio mandare un pensiero e un abbraccio a tutte le vittime di quella strage e di quelle che l'hanno seguita (Madrid, Londra,....la lista è troppo lunga purtroppo).
 
  
9月6日

venezia 64

 

Lo so…un mese è lungo…e mi dispiace un sacco di aver abbandonato questo mio blog per più di trenta giorni, ma ho avuto tante cose da fare…ora però sono tornata, spero con vostro piacere…e sono qui per raccontarvi la fantastica avventura vissuta lo scorso week-end.

Organizzata in pochi giorni con alcuni amici conosciuti durante l’esperienza di Schermi d’Amore (ricordate??) la nostra trasferta a Venezia inizia verso le otto di sabato mattina con la partenza dalla stazione di Verona…Destinazione: la 64esima edizione del festival del cinema!!! L’emozione e l’entusiasmo sono visibili sui nostri volti, anche perché non sappiamo davvero cosa accadrà nei prossimi due giorni.. Sprovviste di un posto dove dormire la notte ci incontriamo verso mezzogiorno con Giacomo (il nostro guru…che se ne sta a Venezia per tutta la durata del festival).  Il viaggio è stato articolato (treno, vaporetto, bus) però ce l’abbiamo fatta.

 

Arriva subito la prima brutta notizia: la proiezione a cui volevamo assistere, ovvero “Blade Runner. The final cut” ha già raggiunto il tutto esaurito. Che sfortuna! Anche se dovevamo aspettarcelo, visto che ci saranno regista e cast in sala. Ripieghiamo quindi su un film coreano, dal titolo impronunciabile “Geomen Tangy Sonyed Oi” (with the girl of black soil) che piace un po’ a tutti, anche se, per chi non conosce il cinema coreano, può risultare un po’ lento. La protagonista, un bimba di circa nove/dieci anni è fantastica…è presente pure lei al festival. Davvero molto brava!

 

Il resto della giornata la passiamo tra i banchetti di libri e dvd, (dove compro un interessante libro su Kubrick, uno dei miei registi preferiti) e soprattutto tra la gente presente al festival. E’ davvero tanta…cinefili, turisti e…vip. Eh sì, perché a Venezia molti di loro camminano tranquillamente tra le persone comuni…e quindi ti può capitare (come è capitato a noi) di passeggiare a fianco di Spike Lee, Pierfrancesco Favino, il Mago Forrest (…eh eh… ).

 

Arriva la serata e grazie a delle nostre conoscenze, ovvero parte della redazione di Close-up (rivista cinematografica) riusciamo ad entrare a una festa organizzata in onore di Valerio Mastandrea. La discoteca è molto bella…e dopo pochi minuti si cominciano a scorgere delle facce conosciute. Prima un’attrice di “Notte prima degli esami” (ricordate la principessa Leila??) mi passa davanti con un cocktail in mano, poi lo stesso Mastandrea ci chiede se abbiamo del limone da tirare sulla folla (diciamo che il livello di alcol presente nel suo corpo era già abbastanza elevato…eh eh).

Ad un certo punto Giacomo, rivolgendosi a noi ragazze, ci dice che accanto lui, al bar, c’era Elio Germano. Apprezzando molto l’attore italiano di “Mio fratello è figlio unico” e “Che ne sarà di noi” io e le altre ci alziamo dal divanetto sperando di incontrarlo, e dopo pochi minuti eccolo lì…Gli chiediamo di fare una foto con noi e lui si dimostra molto disponibile, anche perché pure lui non era del tutto sobrio (anzi!!). Nella foga ci invita pure a ballare... questi vip si sanno proprio divertire!!!

 

La nottata in discoteca finisce alle cinque e mezza circa, dormiamo due ore per terra (stile barbone) nello stand della radio universitaria  prestatoci da altri amici, che si trova proprio al centro della cosiddetta “città del cinema” e la mattina, purtroppo, ripartiamo per tornare a casa, dopo aver salutato il nostro guru Giacomo.

E’ stata un’esperienza fantastica…peccato non aver potuto vedere altri film…ma ci rifaremo di sicuro l’anno prossimo. Per la prossima edizione abbiamo intenzione di organizzarci meglio e goderci il festival dall’inizio alla fine!

 

Vi lascio la foto fatta con Elio Germano(non guardate la mia faccia...da paura!!!)…le altre le trovate nella sezione foto ( ne saranno aggiunte altre in seguito)

Un bacio a tutti

Alla prossima!!!